La parodontite è una malattia che si può trattare con successo, a condizione che venga diagnosticata e affrontata per tempo. Lo studio offre un percorso completo che va dalla diagnosi con sondaggio parodontale alla terapia causale, fino ai programmi di mantenimento personalizzati per tenere la malattia sotto controllo nel lungo periodo.
Cos’è
La parodontite, conosciuta anche con il vecchio termine “piorrea”, è una malattia infiammatoria cronica causata dai batteri presenti nella placca e nel tartaro che si accumulano sotto il bordo gengivale. Questi batteri provocano un’infiammazione persistente che, nel tempo, distrugge progressivamente i tessuti di supporto del dente, ovvero la gengiva, il legamento parodontale e l’osso alveolare.
Se non viene diagnosticata e trattata, la parodontite porta a una perdita progressiva dell’osso che sostiene i denti, causando prima recessione gengivale, poi mobilità dentale e, nei casi più avanzati, la perdita dei denti stessi. Si stima che quasi la metà della popolazione adulta sia colpita da qualche forma di malattia parodontale, spesso senza esserne consapevole, perché nelle fasi iniziali la parodontite è quasi sempre indolore.
Sintomi
La parodontite è una malattia spesso silenziosa, che nelle fasi iniziali non provoca dolore. Per questo molte persone scoprono di averla solo quando la situazione è già avanzata. Ecco i segnali a cui prestare attenzione e che dovrebbero portarti a prenotare una visita parodontale il prima possibile.
Gengive che sanguinano durante lo spazzolamento, quando si usa il filo interdentale o talvolta anche spontaneamente. Il sanguinamento gengivale non è normale e rappresenta uno dei primi segnali di infiammazione dei tessuti parodontali.
Le gengive si ritirano verso la radice, facendo apparire i denti visivamente più lunghi. La recessione espone la superficie radicolare, che è più sensibile al caldo, al freddo e al contatto. In molti casi è un segno di perdita ossea sottostante che sta compromettendo il supporto del dente.
I denti iniziano a muoversi leggermente, oppure si creano spazi nuovi tra un dente e l'altro che prima non c'erano. Questo segnale indica una perdita significativa dell'osso di supporto e richiede una valutazione urgente, perché senza trattamento la mobilità tende ad aumentare fino alla perdita del dente.
Un alito cattivo che non migliora con la normale igiene orale può essere causato dai batteri che proliferano nelle tasche parodontali profonde. Nei casi più avanzati può verificarsi anche la fuoriuscita di pus dal margine gengivale, un segnale di infezione attiva che richiede un intervento immediato.
Il trattamento
Un percorso personalizzato dalla diagnosi al mantenimento.
Sondaggio parodontale, radiografie e valutazione dei fattori di rischio.
Scaling e root planing: pulizia profonda sotto il bordo gengivale.
Nuovo sondaggio a 6-8 settimane per verificare la risposta.
Controlli ogni 3-6 mesi e igiene professionale mirata.
Domande frequenti
Risposte alle domande più frequenti dei pazienti.
Sì, si tratta della stessa malattia. “Piorrea” è il termine popolare utilizzato in passato, mentre “parodontite” è il nome scientifico corretto usato oggi dalla comunità odontoiatrica. In entrambi i casi si fa riferimento all’infiammazione cronica dei tessuti di supporto del dente (gengiva, legamento parodontale e osso alveolare) causata dall’accumulo di batteri sotto il margine gengivale.
La parodontite è una malattia cronica, il che significa che non si può eliminare definitivamente una volta per tutte. Tuttavia, con un trattamento adeguato è possibile fermare la progressione della malattia, ridurre le tasche parodontali, stabilizzare l’osso rimasto e mantenere la situazione sotto controllo per molti anni. La chiave è la diagnosi precoce e il rispetto rigoroso del programma di mantenimento con sedute regolari di igiene professionale e controlli parodontali.
Il sanguinamento gengivale è sempre un segnale di infiammazione, ma non significa automaticamente che sia presente una parodontite. Nella maggior parte dei casi il sanguinamento è il sintomo di una gengivite, che è la fase iniziale e reversibile della malattia. Se la gengivite non viene trattata, però, può evolvere in parodontite, che coinvolge anche l’osso sottostante ed è più difficile da gestire. Per questo motivo è importante farsi valutare dal dentista alla comparsa dei primi sanguinamenti, senza aspettare che la situazione peggiori.
Sì, la parodontite non trattata è la principale causa di perdita dei denti negli adulti. Man mano che l’osso di supporto si riduce, i denti diventano sempre più mobili fino a cadere spontaneamente o a dover essere estratti perché non più recuperabili. Tuttavia, questo scenario si verifica solo nelle fasi più avanzate della malattia e può essere evitato con una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato. Prima si interviene, maggiori sono le possibilità di conservare i denti naturali.
Lo scaling e il root planing vengono eseguiti in anestesia locale, quindi il paziente non avverte dolore durante la procedura. Nei giorni successivi al trattamento è possibile avvertire una sensibilità maggiore al caldo e al freddo, soprattutto nelle zone dove la gengiva era più infiammata. Questa sensibilità è temporanea e si riduce progressivamente man mano che i tessuti guariscono. In genere il disagio post-operatorio è molto contenuto e non richiede antidolorifici particolari.
La frequenza dei controlli parodontali dipende dalla gravità della malattia e dalla risposta individuale al trattamento. Nella maggior parte dei casi il programma di mantenimento prevede sedute ogni 3-4 mesi, più ravvicinate rispetto ai classici 6 mesi consigliati per i pazienti senza problemi parodontali. Durante ogni seduta viene eseguita un’igiene professionale mirata e un sondaggio di controllo per verificare che le tasche parodontali restino stabili. Saltare o rimandare le sedute di mantenimento aumenta significativamente il rischio di recidiva della malattia.
Gengive che sanguinano, alitosi persistente o denti che iniziano a muoversi sono segnali che richiedono una valutazione parodontale il prima possibile.
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